Le favole sono spesso considerate cose da bambini, che non meritano l'attenzione degli adulti, a meno che questi ultimi non siano in un stato di malinconia per la loro infanzia. Possono essere analizzate da un punto di vista letterario, facendone raccolte e studi approfonditi sul linguaggio utilizzato tipico del genere o sulla mitologiche vi compare; comunque la funzione principale rimane il contenuto "nascosto" che emerge sotto forma di simbolo. A volte, solo più tardi, è possibile assistere ad un riproporsi, nella memoria, dell’importanza veridica della favola che il nonno ci ha raccontato quando eravamo bambini. Ed è proprio per i bambini che le favole hanno maggiore importanza, perché arrivano all'essenza, saltano le difese razionali e costringono a vedere la realtà, nella sua semplicità e crudezza.
Gurdjieff stesso definisce il racconto un mezzo attraverso il quale il giovane viene istruito in maniera efficace, atrofizzando i suoi respingenti e in modo da avere così una corretta chiave di lettura, sempre a sua disposizione, del materiale facilmente gestibile per la memoria. E se ci pensiamo bene possiamo capire perché una favola rimane nella nostra mente più a lungo di un bel discorso accademico: essa costringe il centro emotivo a risvegliarsi per mezzo dell'identificazione con il protagonista.
Le favole tradizionali hanno la funzione di suggerire comportamenti ed esempi di casi della vita, e, tramite l'uso di toni della voce che sottolineano la gravità o l'allegria del momento, trasferiscono ai più piccoli sia una serie di modelli di comportamento da tenere in varie occasioni, sia i concetti di male e di bene in rapporto agli episodi raccontati. Il sistema di favole riconducibile ad uno stesso popolo è anche il decalogo dei suoi valori morali, di cui però la tradizione orale tipica della favola e l'impossibilità di trascrivere i toni vocali su carta, rende estremamente difficile la comprensione per coloro che appartengono ad altre culture, specialmente in tempi in cui la conoscenza di questi meccanismi è molto rara.
Leggendo ad un bambino una favola di un popolo che considera la furbizia come valore positivo entro certi limiti, se io la considero un valore negativo in assoluto, ecco che con il tono di riprovazione che la voce assume nei momenti in cui il protagonista fa delle furberie, si stravolge il significato educativo della favola stessa.
Invece, se a raccontare la stessa favola è una persona che appartiene al popolo che l'ha prodotta e che, a sua volta, l’ha sentita raccontare da bambino, con toni allegri a sottolineare le furberie dei protagonisti, furberie che sono considerate positive, ecco che viene trasmesso un valore culturale tipico di quel popolo.
Questo meccanismo, oggi, avviene in modo molto più superficiale di una volta, al punto che non si riesce a capire perché i bambini richiedono sempre la stessa favola, con le stesse identiche parole. Per loro si tratta di interiorizzare dei modelli di comportamento e dei valori, per noi invece è oramai solo un modo per farli addormentare.
[Fonte: Alessandra Cicchetti]
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