venerdì 20 novembre 2009

L’importanza e la valenza delle favole

Le favole sono spesso considerate cose da bambini, che non meritano l'attenzione degli adulti, a meno che questi ultimi non siano in un stato di malinconia per la loro infanzia. Possono essere analizzate da un punto di vista letterario, facendone raccolte e studi approfonditi sul linguaggio utilizzato tipico del genere o sulla mitologiche vi compare; comunque la funzione principale rimane il contenuto "nascosto" che emerge sotto forma di simbolo. A volte, solo più tardi, è possibile assistere ad un riproporsi, nella memoria, dell’importanza veridica della favola che il nonno ci ha raccontato quando eravamo bambini. Ed è proprio per i bambini che le favole hanno maggiore importanza, perché arrivano all'essenza, saltano le difese razionali e costringono a vedere la realtà, nella sua semplicità e crudezza.
Gurdjieff stesso definisce il racconto un mezzo attraverso il quale il giovane viene istruito in maniera efficace, atrofizzando i suoi respingenti e in modo da avere così una corretta chiave di lettura, sempre a sua disposizione, del materiale facilmente gestibile per la memoria. E se ci pensiamo bene possiamo capire perché una favola rimane nella nostra mente più a lungo di un bel discorso accademico: essa costringe il centro emotivo a risvegliarsi per mezzo dell'identificazione con il protagonista.
Le favole tradizionali hanno la funzione di suggerire comportamenti ed esempi di casi della vita, e, tramite l'uso di toni della voce che sottolineano la gravità o l'allegria del momento, trasferiscono ai più piccoli sia una serie di modelli di comportamento da tenere in varie occasioni, sia i concetti di male e di bene in rapporto agli episodi raccontati. Il sistema di favole riconducibile ad uno stesso popolo è anche il decalogo dei suoi valori morali, di cui però la tradizione orale tipica della favola e l'impossibilità di trascrivere i toni vocali su carta, rende estremamente difficile la comprensione per coloro che appartengono ad altre culture, specialmente in tempi in cui la conoscenza di questi meccanismi è molto rara.
Leggendo ad un bambino una favola di un popolo che considera la furbizia come valore positivo entro certi limiti, se io la considero un valore negativo in assoluto, ecco che con il tono di riprovazione che la voce assume nei momenti in cui il protagonista fa delle furberie, si stravolge il significato educativo della favola stessa.
Invece, se a raccontare la stessa favola è una persona che appartiene al popolo che l'ha prodotta e che, a sua volta, l’ha sentita raccontare da bambino, con toni allegri a sottolineare le furberie dei protagonisti, furberie che sono considerate positive, ecco che viene trasmesso un valore culturale tipico di quel popolo.
Questo meccanismo, oggi, avviene in modo molto più superficiale di una volta, al punto che non si riesce a capire perché i bambini richiedono sempre la stessa favola, con le stesse identiche parole. Per loro si tratta di interiorizzare dei modelli di comportamento e dei valori, per noi invece è oramai solo un modo per farli addormentare.
[Fonte: Alessandra Cicchetti]

Magia e benefici delle favole raccontate ai propri figli

Cartoni animati, televisione,DVD e computer: ha senso oggi leggere libri a bambini piccoli e raccontargli favole? Cappuccetto Rosso deve andare in pensione?

“Raccontare storie è educare, elevare: non è una pratica oziosa. (…) Sebbene alcuni usino le storie come puro intrattenimento, esse sono, nel senso più antico, un’arte curativa” C.P.Estes


L’importanza di leggere libri ai bambini in età prescolare e raccontargli favole trae le sue radici in una delle risorse umani più importanti: la creatività. Nell’ascoltare il bambino mette in moto la propria immaginazione che permette di rappresentarsi sul piano visivo ciò che gli viene raccontato. Questa trasformazione dalla parola ascoltata in immagine mentale creata è la base dalla quale si sviluppa la possibilità di trasformare le situazioni che si vivono, trovando nuove soluzioni ai problemi.
Inoltre, l’identificandosi con i personaggi delle storie aiuta il bambino a far emergere la propria identità e le emozioni che sente, ma non riesce ad identificare o ad esprimere: la matrigna che abbandona i figliastri nel bosco aiuta a raccontare la rabbia verso la mamma, riconoscendo tale sentimento e trasformandolo in positivo con la continuazione della favola e il ritrovamento di una mamma con cui riabbracciarsi.
Le stimolazioni visive di cartoni animati televisivi (già dannose prima dei 3 anni del bambino, per l’effetto deleterio che svolgono sullo sviluppo cerebrale e sulla capacità di concentrazione del bambino) stimolano la partecipazione emotiva alla storia, ma lasciano il bambino passivo di fronte alle immagini che passano davanti ai loro occhi, non attivando l’immaginazione e limitando l’identificazione con personaggi ben delineati e non adattabili alla volontà del bambino. Inoltre, nell’ascoltare un adulto che legge o racconta una storia, il bambino può interagire: facendo domande, interrompendo se si è perso qualche pezzo del racconto, chiedendo di rileggere una frase che ha colpito molto e decidendo di far terminare la storia in modo differente.
L’importanza delle storie raccontate ai bambini va ben oltre: l’atmosfera di magia condivisa con i genitori crea sicurezza e senso di protezione nel bambino, doni che egli si porterà con sé per il resto della vita e che gli daranno forza nei momenti di sconforto. Come dice C.P. Estes:

“Sempre, quando si narra una favola, cala la notte. Non importa il posto, il tempo o la stagione: raccontare favole fa sì che un cielo stellato e una luna bianca spuntino dai cornicioni e si librino sulle teste degli ascoltatori. Talvolta, alla fine del racconto la camera è piena di luce, altre volte resta un frammento di stella, o un lembo di cielo tempestoso. Qualunque cosa resti, è il dono con cui lavorare, da usare per la fattura dell’anima”.

Oltre alla relazione e alla stimolazione dell’immaginazione e della creatività, il beneficio si riscontra sul piano linguistico: i bambini imparano più vocaboli ed espressioni linguistiche e molti studi hanno messo in relazione la lettura ad alta volce a bambini in età prescolare con la maggiore facilità nell’apprendimento scolastico.
 [Fonte: Monica Oriani, psicologa]

sabato 14 novembre 2009

Il principe che sposò una rana

C'era una volta un Re che aveva tre figli in età da prender moglie. Perché non sorgessero rivalità sulla scelta delle tre spose, disse:
- Tirate con la fionda più lontano che potete: dove cadrà la pietra là prenderete moglie.
I tre figli presero le fionde e tirarono. Il più grande tirò e la pietra arrivo sul tetto di un Forno ed egli ebbe la fornaia.
Il secondo tirò e la pietra arrivò alla casa di una tessitrice. Al più piccino la pietra cascò in un fosso.
Appena tirato ognuno correva a portare l'anello alla fidanzata.
Il più grande trovò una giovinotta bella soffice come una focaccia, il mezzano una pallidina, fina come un filo, e il più piccino, guarda guarda in quel fosso, non ci trovò che una rana.
Tornarono dal Re a dire delle loro fidanzate.
- Ora - disse il Re - chi ha la sposa migliore erediterà il regno. Facciamo le prove - e diede a ognuno della canapa perché gliela riportassero di lì a tre giorni filata dalle fidanzate, per vedere chi filava meglio.
I figli andarono delle fidanzate e si raccomandarono che filassero a puntino; e il più piccolo tutto mortificato, con quella canapa in mano, se ne andò sul ciglio del fosso e si mise a chiamare:
- Rana, rana!
- Chi mi chiama?
- L'amor tuo che poco t'ama.
- Se non m'ama , m'amerà quando bella mi vedrà.
E la rana salto fuori dall'acqua su una foglia.
Il figlio del Re le diede la canapa e disse che sarebbe ripassato a prenderla filata dopo tre giorni.
Dopo tre giorni i fratelli maggiori corsero tutti ansiosi dalla fornaia e dalla tessitrice a ritirare la canapa.
La fornaia aveva fatto un bel lavoro, ma la tessitrice - era il suo mestiere - l'aveva filata che pareva seta.
E il più piccino? Andò al fosso:
- Rana, rana!
- Chi mi chiama?
- L'amor tuo che poco t'ama.
- Se non m'ama , m'amerà quando bella mi vedrà.
Saltò su una foglia e aveva in bocca una noce.
Lui si vergognava un po' di andare dal padre con una noce mentre i fratelli avevano portato la canapa filata; ma si fecero coraggio e andò.
Il Re che aveva già guardato per dritto e per traverso il lavoro della fornaia e della tessitrice, aperse la noce del più piccino, e intanto i fratelli sghignazzavano.
Aperta la noce ne venne fuori una tela così fina che pareva tela di ragno, e tira tira, spiega spiega, non finiva mai , e tutta la sala del trono ne era invasa.
"Ma questa tela non finisce mai!" disse il Re, e appena dette queste parole la tela finì.
Il padre, a quest'idea che una rana diventasse regina, non voleva rassegnarsi.
Erano nati tre cuccioli alla sua cagna da caccia preferita, e li diede ai tre figli: - Portateli alle vostre fidanzate e tornerete a prenderli tra un mese: chi l'avrà allevato meglio sarà regina.
Dopo un mese si vide che il cane della fornaia era diventato un molosso grande e grosso, perché il pane non gli era mancato; quella della tessitrice, tenuto più a stecchetto, era venuto un famelico mastino. Il più piccino arrivò con una cassettina, il Re aperse la cassettina e ne uscì un barboncino infiocchettato, pettinato, profumato, che stava ritto sulle zampe di dietro e sapeva fare gli esercizi militari e far di conto.
E il Re disse: - Non c'è dubbio; sarà re mio figlio minore e la rana sarà regina.
Furono stabilite le nozze, tutti e tre i fratelli lo stesso giorno.
I fratelli maggiori andarono a prendere le spose con carrozze infiorate tirate da quattro cavalli, e le spose salirono tutte cariche di piume e di gioielli.
Il più piccino andò al fosso, e la rana l'aspettava in una carrozza fatta d'una foglia di fico tirata da quattro lumache.
Presero ad andare: lui andava avanti, e le lumache lo seguivano tirando la foglia con la rana. Ogni tanto si fermava ad aspettare, e una volta si addormentò.
Quando si svegliò, gli s'era fermata davanti una carrozza d'oro, imbottita di velluto, con due cavalli bianchi e dentro c'era una ragazza bella come il sole con un abito verde smeraldo.
- Chi siete? - disse il figlio minore.
- Sono la rana -, e siccome lui non ci voleva credere, la ragazza aperse uno scrigno dove c'era la foglia di fico, la pelle della rana e quattro gusci di lumaca.
- Ero una Principessa trasformata in rana, solo se un figlio di Re acconsentiva a sposarmi senza sapere che ero bella avrei ripreso la forma umana.
Il Re fu tutto contento e ai figli maggiori che si rodevano d'invidia disse che chi non era neanche capace di scegliere la moglie non meritava la Corona.
Re e regina diventarono il più piccino e la sua sposa.
[Italo Calvino]

Il lupo e l'agnello


A un solo rivo vennero, l’agnello e il lupo, spinti dalla sete.
In altostava, il lupo. Molto in basso l’agnello.
Quando al rapace si destò la gola maledetta. E trovò da litigare.
- Io bevo e tu m’intorbidisci l’acqua! –
E quel lanuto, timido: - Ti prego,non posso fare ciò che tu lamenti lupo: viene da te l’acqua ai miei sorsi. –
Il vero lo respinge, ha la sua forza.
- Sei mesi or sono hai sparlato di me. –
E l’agnello risponde: - Io? Non ero nato…-
- Ma tuo padre perdio sparlò di me. –
E piglia e strappa: eppure aveva torto.
Fu scritto per chi schiaccia l’innocente: e la ragione se l’inventa lui.

La rana e lo scorpione

Una rana stava serenamente sguazzando in un fiume quando ad una sponda si avvicinò uno scorpione.
"Devo passare dall'altra parte" disse lo scorpione "ma non so come fare, io non so nuotare e se provo affogherò. Tu potresti aiutarmi trasportandomi sul tuo dorso, te ne sarei molto grato".
La rana perplessa rispose: "Ma se io ti lascio salire sul mio dorso tu potresti pungermi ed uccidermi!".
Lo scorpione rassicurò la rana: "Non ti preoccupare, perchè dovrei farlo, se ti pungessi morirei anch'io perchè affogheremmo entrambi nel fondo".
La rana si sentì rassicurata dalle spiegazioni dello scorpione e lo fece salire. Quando furono a metà del fiume, la rana sentì un dolore acutissimo sulla schiena. Lo scorpione punse la rana. La rana stupita dal gesto dello scorpione mentre stava affondando insieme a lui trovò la forza di chiedergli: "Ma perchè l'hai fatto adesso moriremo entrambi?"
Lo scorpione rispose "Non ho potuto farne a meno, questa è la mia natura".

Perchè un blog di favole?



Le favole e le fiabe sono nate in tempi remoti e si sono tramandate oralmente di generazione in generazione e di paese in paese; in esse possiamo trovare tracce di tradizioni, credenze, riti antichissimi. Il piacere di ascoltare o leggere le favole e le fiabe non ha tempo né età: basta abbandonarsi alla narrazione fantastica che dà emozioni e divertimento pur nella ricchezza di significati importanti.
Il termine favola deriva dal latino fabula, dal verbo fari, che significa parlare,a sottolineare il racconto orale di qualsiasi narrazione fantastica, leggenda, mito novella, fiaba.

Le origini della favola sono popolari; prima di divenire genere letterario è vissuta come mezzo di tradizione orale di principi e valori quotidiani tra le più diverse culture primitive.
Le favole venivano raccontate a voce e poi anche trascritte e raccolte in libri su cui potevano anche esercitarsi gli alunni nelle scuole : questo avvalora l’importanza didattica delle favole.

Le favole sono storie di solito molto brevi in prosa o in versi che raccontano le vicende di uno o più animali, ma anche di persone o di cose; sono storie semplici ed immediate disegnano una situazione che si risolve rapidamente. Pochi tratti bastano a fissare la situazione: il racconto particolare arriva subito a conclusione perché ciò che importa non è la storia, ma la morale, un insegnamento che il lettore ricava dalla storia. La morale serve per ammonire e far riflettere chi legge; “brevità” e “chiusa moralistica “ sono dunque gli aspetti caratteristici del testo favolistica e dopo il tessuto narrativo (la trama), si ribalta il clima fantastico, e viene esplicitato il significato della storia. La funzione della storia non muta se, come talvolta avviene in Fedro, la sentenza è collocata al principio anziché alla fine.
Spesso la favola è legata ad un contesto storico e politico problematico, nel quale non viene assicurata un piena libertà di pensiero e di espressione, e il messaggio di buon senso, di richiamo ai valori fondamentali dell’esistenza, diventa anticonformista e rivoluzionario.
[Fonte: http://www.lefavole.org/]